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SHU'FAT REFUGEES' CAMP

Campo profughi che si trova a circa 4 km da Gerusalemme, circondato da insediamenti colonici israeliani, e ospita circa 22.000 persone: di queste, quasi 9.872 sono rifugiati ufficiali riconosciuti dall'Unrwa, ma un censimento generale della popolazione non è mai stato svolto. Le famiglie sono composte in media da 7,73 persone e l'età media è di 17 anni. Il campo profughi di Shu'fat è nato nel 1966, quando la popolazione palestinese dell'attuale quartiere ebraico di Gerusalemme venne forzosamente spostata dal governo giordano in collaborazione con le Nazioni Unite, promettendole che avrebbe avuto case dove abitare e terra da coltivare. Con la guerra del 1967 e l'occupazione militare israeliana di Gerusalemme e della Cisgiordania, nuovi profughi si sono aggiunti ai primi: la popolazione è aumentata ma non l'estensione del campo e anzi sono gli insediamenti colonici ad avanzare. Da questa situazione deriva una condizione di vita della popolazione molto difficile: un popolo - quello palestinese - povero, isolato, senza prospettive lavorative per i giovani e senza attività per il tempo libero destinate ai più piccoli. Negli anni successivi, fino ad oggi, il Campo ha visto crescere la propria popolazione in misura ben maggiore del normale tasso di natalità, peraltro già pari al 6,3 per 1000 abitanti. Ai profughi del 1967 si è aggiunto infatti un flusso continuo di esuli da Gerusalemme che venivano drasticamente espropriati delle loro case, o che venivano da esse indirettamente espulsi con la politica di progressiva depauperizzazione ed esclusione sociale cui è informata la gestione israeliana di Gerusalemme est. Le componenti aggiunte versano in condizioni talvolta ancora peggiori (economicamente, psicologicamente e culturalmente) di quelle dei rifugiati: il 90% di loro vive sotto il livello di povertà, e il campo profughi per loro è l'ultima spiaggia, l'ultima possibilità. Negli ultimi dieci anni, il flusso ha raggiunto dimensioni ancora maggiori, con l'arrivo dalla Cisgiordania di tutti coloro che, per mantenere la carta d'identità di Gerusalemme, si sono visti costretti a rientrare nella provincia a causa della scelta politica israeliana di privare di tale documento tutti coloro che non risiedono nella provincia. La carta d'identità di Gerusalemme permette infatti di entrare in Israele e di trovarvi lavoro (gli abitanti di Shu'fat sono spesso più ricchi dei palestinesi che vivono in Cisgiordania, ma vivono in condizioni peggiori per il sovraffollamento), ma è anche un simbolo per i palestinesi, oltre a una garanzia per le loro rivendicazioni su Gerusalemme capitale del futuro Stato palestinese. Altre cause di incremento demografico sono costituite da: 1.la detassazione in vigore a Shu'fat, che si trova sotto il mandato dell'Unrwa (Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi); 2.i ricongiungimenti familiari. La popolazione aumenta, ma non è pensabile alcuna estensione territoriale del campo stesso. Al contrario sono i quattro insediamenti colonici che circondano Shu'fat ad avanzare. Shu'fat ha infatti una collocazione strategica a cavallo tra Gerusalemme e Cisgiordania, unico spazio di continuità tra i due territori. In sostanza, senza Shu'fat, Gerusalemme sarebbe completamente circondata dagli insediamenti israeliani, la cui costruzione è iniziata nel 1994, ossia dopo la firma degli accordi di Oslo. Shu'fat subisce dunque una doppia pressione: da un lato, gli israeliani, che cercano di rendere impossibili le condizioni di vita, con l'obiettivo di mettere le mani sul campo e rinchiudere così Gerusalemme tra le colonie, cosa che renderebbe pressoché impossibile qualsiasi rivendicazione palestinese su Gerusalemme capitale. Dall'altro i palestinesi, che per la stessa ragione spingono i palestinesi con carta d'identità di Gerusalemme a non abbandonare l'area. Da tutto ciò deriva, fra le altre negative conseguenze, un impatto deleterio con l'ambiente e con l'organizzazione dello spazio, collettivo e privato. Le case appaiono tutte estremamente povere e in cattivo stato (anche se l'interno riserva a volte delle sorprese). La media di persone per stanza risulta essere di 2,45 persone, mentre i nuclei familiari con tre o più membri per stanza sono il 30,6%. Spesso le abitazioni sono insalubri a causa della difficoltà ad arieggiarle, che le rende umide, o instabili a causa dei lavori artigianali di ampliamento verso l'alto o verso l'esterno, a discapito della rete stradale, ormai costituita in buona parte da vicoli. Particolarmente difficoltosa sembra essere la raccolta delle acque piovane, che spesso in inverno creano danni anche gravi alle abitazioni. Sulle condizioni igieniche abbiamo raccolto dati contrastanti: quel che è certo è che una parte della rete fognaria è all'aria aperta e che forse non tutte le abitazioni sono fornite di bagno, soprattutto nella parte periferica del campo, abitata dalla parte più povera della popolazione. Attualmente, la popolazione edifica senza permesso (che costa 150mila NIS, pari a quasi 40mila euro) anche fuori dai confini del campo - sovraffollato -, finché l'esercito non arriva a demolire, senza preavviso e senza dare il tempo di portare via le proprie cose. Quando l'esercito se ne va, ricostruiscono sullo stesso sito. A causa dell'elevata densità di popolazione, a Shu'fat non esistono né spazi aperti, né tanto meno aree verdi (tranne il piccolo giardino dell'Unrwa), perché la popolazione ha costruito ovunque possibile. Per la stessa ragione le strade, originariamente di dimensioni percorribili da un'automobile, attualmente sono ridotte quasi tutte a dei vicoli strettissimi, dal momento che la popolazione ha occupato tutti gli spazi disponibili, ampliando le proprie case a discapito della strada. La viabilità risulta dunque sacrificata ed estremamente difficile: esistono un solo ingresso e una sola uscita dal Campo (in direzione del più vicino villaggio sotto il controllo dell'Autorità Nazionale Palestinese: Anata), dopo la chiusura degli altri ingressi da parte delle autorità israeliane dovuta a ovvi motivi di controllo. L'ingresso è spesso bloccato dal check point e pertanto sovraffollato e soggetto a continui imbottigliamenti. Qualche anno fa, grazie ad un aiuto di 4.000$ da parte dell'Arabia Saudita, si è tentato di migliorare la rete viaria, che risulta anche priva di illuminazione notturna. Le uniche altre realtà che in Palestina possono competere in quanto a primati negativi con Shu'fat sono il quartiere di Silwan in Gerusalemme e la Striscia di Gaza, e molte e profonde sono altresì le analogie con il Campo libanese di Chatila. A Shu'fat si sovrappongono tre sovranità (israeliana, palestinese, Unrwa): il fatto di trovarsi sotto l'autorità israeliana consente di istituire nel campo cliniche private convenzionate con la mutua israeliana, alle quali possono accedere tutti i residenti con carta d'identità di Gerusalemme. L'unico altro centro sanitario è l'Health Centre dell'Unrwa, che però si occupa solo dei rifugiati, fornendo vaccinazioni ai bambini, servizio di controllo delle nascite, assistenza ginecologica, ostetrica, pediatrica. Il campo è infatti per 99 anni (ossia fino al 2065) sotto la giurisdizione dell'Unrwa, che però ha progressivamente ridotto i servizi forniti alla popolazione e si occupa solamente dei rifugiati. Questo significa, per esempio, che la raccolta della spazzatura è fatta per 10mila persone, anziché per 22mila, ed è pertanto gravemente insufficiente: la spazzatura è ovunque nel campo ed è stata segnalata da tutti come uno dei problemi più gravi. L'istruzione è un altro servizio fornito dall'Unrwa, che però in questo caso riguarda sia i rifugiati, sia i non rifugiati con carta d'identità di Gerusalemme (i non rifugiati senza carta d'identità di Gerusalemme devono invece recarsi nelle scuole dell'Anp nei vicini paesi della Cisgiordania, di cui il più vicino è Anata). A Shu'fat esistono una scuola elementare e media femminile, costruita di recente, e due scuole elementari e medie maschili, più piccole e vecchie. Le classi sono molto affollate (50 bambini per insegnante) e fino alla costruzione della nuova scuola i bambini frequentavano con i doppi turni. A differenza di quanto succede negli altri campi profughi, a Shu'fat i frequentanti sono per lo più femmine, perché chi può manda i figli maschi (ma anche le femmine) nelle scuole private di Gerusalemme. Va infine segnalato che l'Unrwa è il principale finanziatore di tutti i progetti, soprattutto infrastrutturali, che vengono realizzati a Shu'fat, che devono essere approvati e supervisionati da questo organismo. Le associazioni con cui abbiamo parlato dicono di dovere rendicontare annualmente o mensilmente le proprie attività all'Unrwa. Tutti i centri estivi che si sono svolti quest'estate a Shu'fat hanno ricevuto finanziamenti dall'Unrwa e quello del YSC ha potuto anche utilizzare la scuola elementare maschile per un certo periodo. Il campo non rientra nei territori palestinesi individuati dagli accordi di Oslo, pertanto è di fatto sotto sovranità israeliana. I palestinesi, per quanto possono, cercano però una maggiore indipendenza amministrativa sia dall'Unrwa sia da Israele, facendo riferimento direttamente al settore rifugiati dell'Olp, così come previsto dagli accordi di Oslo. È stata invece direttamente l'Anp a promuovere in tutti i campi profughi la nascita dei Popular Committee (una sorta di municipalità), come forme embrionali di autogoverno palestinese. Analogamente, i palestinesi di Shu'fat hanno istituito un comitato di giudici di pace, rappresentati anche nel Popular Committee, per risolvere la maggior parte delle controversie legali. Alcune associazioni ricevono anche finanziamenti direttamente dai ministeri palestinesi. Infine, nel campo esistono numerose microattività economiche (negozi). In particolare si segnala la presenza di 4-5 punti internet, di alcune scuole materne private e di una piscina. La moschea offre a sua volta servizi per la popolazione finanziati con le offerte dei fedeli: un asilo nido (riservato ai figli delle volontarie), una scuola materna, attività per bambini e bambine (rigorosamente separati), come ad esempio centri estivi e un mercatino del libro usato prima dell'inizio della scuola.